PRESS: Inside Art by Rebecca Grossi
Source:
Inside Art by Rebecca Grossi, 14 May 2026, Link to original article:
https://insideart.eu/2026/05/14/iran-alla-biennale-di-venezia-non-ci-siamo-mai-ritirati
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Iran at the Venice Biennale: “We Have Never Withdrawn”
Tehran denies withdrawing from the Biennale as negotiations over the Pavilion continue
Thursday, 14 May 2026
Rebecca Grossi
Although the 61st edition of the Venice Biennale has already opened its doors to the public, cultural, political, and diplomatic tensions continue to shape the exhibition with no sign of easing. From the controversy surrounding the presence of Russia and Israel — which sparked protests by ANGA and Pussy Riot — to workers’ mobilizations and the resignation of jury members, the atmosphere around the event remains far from calm. Now, the debate has once again turned to Iran’s participation.

Aydin Mahdizadeh Tehrani, Director General of Visual Arts at Iran’s Ministry of Culture and Islamic Guidance, denied reports circulated in recent days claiming that Iran had decided to withdraw from the Biennale. According to an article published by the Biennale itself on Monday, 4 May, the country appeared to have pulled out of the event. But Tehran has presented a very different account. Tehrani stated that Iran “has never officially withdrawn” from the Biennale and that negotiations with organizers are still ongoing. The official explained that the Iranian government had already secured a preliminary agreement to participate in the exhibition and that, despite the difficulties, the pavilion project had never been abandoned.

Behind the uncertainty surrounding the issue, however, lie much deeper problems. Tehrani openly referred to the economic and logistical challenges caused by international sanctions against Iran, the high costs of renting exhibition space in Venice, and the lack of a permanent Iranian cultural institution in Italy. The geopolitical tensions of recent months — marked by conflict with Israel and increasingly delicate relations with the United States — have further complicated the situation. Nevertheless, the Ministry of Culture reportedly continued working on the project. On 10 May, according to Tehrani, an official letter was sent to Biennale organizers reaffirming Iran’s intention to open its pavilion, even if it could no longer compete for the Golden Lions.

The plan would involve presenting “a completely new and different project,” built around contemporary technologies and new exhibition approaches. Details remain confidential, but Tehrani suggested that the project could continue beyond Venice and later become a traveling exhibition in other European cities. Meanwhile, alongside the official negotiations with the Biennale, an independent initiative has also begun to take shape. In recent days, a collective representing Iranian artists and curators announced the creation of the Interstitial Pavilion of Iran, which will present the exhibition Hulul: On Incarnation and Incantation.

Curated by Pouya Jafari and Nazli Jan Parvar, the exhibition brings together works by Iranian artists including Real Iran, Dast Dastan, Zendan-e Eskandar, Mogh Kouh, and Dorna. Supported by the Finnish organization Perpetuum Mobile, the project presents itself as an open and fragmented reflection on contemporary Iranian identity, far removed from the idea of an official state representation. In the press release, the pavilion is described as a constantly evolving space capable of bringing together historical memories, imaginaries, and dispersed narratives of Iranian culture. Yet many questions remain unanswered: the project does not appear on the Biennale’s official website, and its actual connection to Tehran’s institutions remains unclear.
Original Article:
Iran alla Biennale di Venezia: “Non ci siamo mai ritirati”
Teheran smentisce il ritiro dalla Biennale mentre proseguono le trattative per la realizzazione del Padiglione
giovedì 14 Maggio 2026
Rebecca Grossi
Nonostante la 61esima edizione della Biennale di Venezia abbia già aperto le sue porte al pubblico, le tensioni – culturali, politiche e diplomatiche – continuano ad attraversare l’esposizione senza accennare a diminuire. Dalle polemiche sulla presenza della Russia e di Israele, che hanno alimentato le proteste da parte di ANGA e delle Pussy Riot, fino alle mobilitazioni dei lavoratori e alle dimissioni della giuria, il clima attorno alla manifestazione resta tutt’altro che disteso. Ora, al centro del dibattito, torna anche la questione della partecipazione dell’Iran.
Il direttore generale delle arti visive presso il Ministero della Cultura e della Guida Islamica iraniano Aydin Mahdizadeh Tehrani, ha infatti smentito le notizie diffuse nei giorni scorsi secondo cui l’Iran avrebbe deciso di ritirarsi dalla Biennale. Secondo quanto riportato in un articolo pubblicato dalla stessa Biennale lunedì 4 maggio, il Paese sembrava ormai fuori dalla manifestazione. Ma da Teheran è arrivata una versione molto diversa. Tehrani ha dichiarato che l’Iran “non si è mai ritirato” ufficialmente dalla Biennale e che le trattative con gli organizzatori sarebbero ancora in corso. Il funzionario ha spiegato che il governo iraniano aveva già ottenuto un accordo preliminare per partecipare all’esposizione e che, nonostante le difficoltà, il progetto del padiglione non sarebbe mai stato abbandonato.
Dietro l’incertezza che ha accompagnato la vicenda ci sarebbero però questioni ben più profonde. Tehrani ha parlato apertamente dei problemi economici e logistici legati alle sanzioni internazionali contro l’Iran, agli elevati costi richiesti per l’affitto di uno spazio espositivo a Venezia e alla mancanza di una struttura culturale iraniana permanente in Italia. A complicare ulteriormente il quadro si aggiungono le tensioni geopolitiche degli ultimi mesi, segnate dal conflitto con Israele e dai rapporti sempre più delicati con gli Stati Uniti. Nonostante ciò, il Ministero della Cultura avrebbe continuato a lavorare al progetto. Il 10 maggio, secondo Tehrani, sarebbe stata inviata una lettera ufficiale agli organizzatori della Biennale nella quale l’Iran ribadiva la volontà di aprire il proprio padiglione, anche nell’eventualità in cui non fosse più possibile concorrere ai Leoni d’Oro.
L’idea sarebbe quella di presentare “un progetto completamente nuovo e differente”, costruito attorno a tecnologie contemporanee e nuovi approcci espositivi. I dettagli restano ancora riservati, ma Tehrani ha lasciato intendere che il progetto potrebbe proseguire il suo percorso anche oltre Venezia, trasformandosi successivamente in una mostra itinerante in altre città europee. Nel frattempo, accanto alle trattative ufficiali con la Biennale, ha iniziato a prendere forma anche un progetto indipendente. Nei giorni scorsi infatti, un collettivo che rappresenta artisti e curatori iraniani, ha annunciato la nascita del Padiglione Iperstizionale dell’Iran, che presenterà la mostra con la mostra Hulul: On Incarnation and Incantation.
Curata da Pouya Jafari e Nazli Jan Parvar, l’esposizione riunisce opere di artisti iraniani come Real Iran, Dast Dastan, Zendan-e Eskandar, Mogh Kouh e Dorna. Il progetto, sostenuto dall’organizzazione finlandese Perpetuum Mobile, si propone come una riflessione aperta e frammentata sull’identità iraniana contemporanea, lontana dall’idea di una rappresentazione ufficiale dello Stato. Nel comunicato stampa, il padiglione viene presentato come uno spazio in continuo mutamento, capace di far convivere memorie storiche, immaginari e narrazioni disperse della cultura iraniana. Eppure, anche in questo caso, restano molte zone d’ombra: il progetto non compare infatti nel sito ufficiale della Biennale e non è chiaro quale sia il suo reale legame con le istituzioni di Teheran.
